Dal primo incontro con il Cammino di Santiago nel 2015 a un progetto che, negli anni, ha coinvolto centinaia di persone. Una storia di volontariato, educazione, autonomie e appartenenza.

Ci sono esperienze che ti rimangono dentro

La mia storia con il Cammino di Santiago comincia nel 2015, quando ho avuto l’opportunità di partecipare a un’esperienza organizzata da ANGSA La Spezia.

All’epoca non immaginavo che, a distanza di anni, sarei tornato su quegli stessi sentieri insieme a gruppi sempre più numerosi.

Ci sono esperienze che finiscono quando torni a casa. Altre, invece, continuano a farti pensare, ti portano a riflettere su quello che hai vissuto e su ciò che potrebbe ancora nascere.

Per me quel cammino è stato anche questo.

Camminare per più giorni, condividere gli spazi, affrontare la stanchezza, adattarsi agli imprevisti, incontrare persone nuove.

Situazioni che fanno parte di un viaggio, ma che possono assumere un significato particolare quando vengono vissute insieme a ragazzi autistici.

Perché durante un cammino non tutto può essere previsto o organizzato nei minimi dettagli.

E proprio nelle situazioni più ordinarie possono emergere opportunità importanti.

L’autonomia non è soltanto fare le cose da soli

Da molti anni lavoro come Educatore Professionale, occupandomi in particolare di adolescenti autistici e di percorsi finalizzati allo sviluppo delle autonomie.

Questo lavoro mi ha insegnato quanto sia importante creare occasioni nelle quali le competenze possano essere sperimentate nella vita quotidiana.

Possiamo lavorare a lungo su un obiettivo educativo, ma arriva sempre il momento in cui quella competenza deve trovare spazio fuori dai contesti abituali.

Preparare uno zaino, organizzare le proprie cose, rispettare un appuntamento, gestire il denaro, chiedere informazioni, affrontare un cambiamento di programma.

Sono gesti che possono sembrare semplici, ma che per alcuni ragazzi rappresentano conquiste importanti.

E c’è un aspetto che ritengo fondamentale: autonomia non significa necessariamente fare tutto da soli.

Significa poter scegliere, partecipare, riconoscere le proprie necessità e utilizzare il supporto di cui si ha bisogno.

Il cammino offre molte occasioni per lavorare su questi aspetti.

Non perché sia una soluzione adatta a tutti o perché basti camminare per sviluppare nuove competenze.

Ma perché permette di vivere esperienze reali, nelle quali le relazioni, le decisioni e le difficoltà diventano parte della quotidianità.

Nel 2022 nasce una nuova esperienza

Dopo quel primo incontro con Santiago nel 2015, l’idea di tornare a camminare ha continuato ad accompagnarmi.

Nel 2022, grazie all’impegno di tante persone che hanno creduto in questa possibilità, siamo riusciti a organizzare la prima edizione del Cammino di Santiago di CamminAutismo.

Siamo partiti da Sarria, con tredici ragazzi autistici e un gruppo di accompagnatori, per raggiungere Santiago de Compostela.

Oltre cento chilometri a piedi.

Non era una gara e non volevamo dimostrare che tutti potessero raggiungere lo stesso risultato.

Volevamo costruire un’esperienza nella quale ciascuno potesse mettersi alla prova, con le proprie caratteristiche e con il supporto necessario.

Perché non tutti partiamo dalle stesse condizioni.

Non tutti affrontiamo le difficoltà nello stesso modo.

E non tutti abbiamo bisogno delle stesse cose.

Organizzare un cammino di questo tipo significa tenerne conto, già molto prima della partenza.

Significa preparare i ragazzi, conoscere le loro necessità, confrontarsi con le famiglie, organizzare gli accompagnamenti e cercare di prevedere le situazioni che potrebbero creare difficoltà.

Poi, naturalmente, arriva il momento di partire.

E lì comincia un’altra parte del lavoro.

Quello che non si vede nelle fotografie

Quando pubblichiamo le fotografie dei nostri cammini, mostriamo soprattutto i momenti belli.

I paesaggi, le persone che sorridono, gli abbracci, gli arrivi.

Ma dietro quelle immagini c’è molto altro.

Ci sono le giornate in cui qualcuno è particolarmente stanco.

Ci sono i momenti in cui bisogna modificare un programma.

Ci sono le difficoltà nelle relazioni, i tempi di attesa, le decisioni da prendere.

E ci sono tante piccole situazioni che, per chi non conosce la storia di un ragazzo, possono passare inosservate.

A volte una conquista non è percorrere venti chilometri.

Può essere riuscire a chiedere qualcosa a una persona sconosciuta.

Oppure accettare un cambiamento.

O ancora trovare il proprio modo di stare all’interno di un gruppo.

Sono aspetti che difficilmente possono essere raccontati attraverso una fotografia.

Ma rappresentano una parte importante del significato educativo di queste esperienze.

Cinque anni di cammini

Da quella prima edizione del 2022 non ci siamo più fermati.

Nel 2023 siamo tornati a Santiago.

Poi nel 2024, nel 2025 e ancora nel 2026.

Cinque edizioni consecutive, durante le quali il progetto è cresciuto, coinvolgendo un numero sempre maggiore di persone.

Nel 2025 abbiamo camminato in 51, tra cui 15 ragazzi autistici.

Nel 2026 il gruppo è arrivato a 60 partecipanti, con 15 ragazzi autistici con differenti necessità di supporto.

Numeri importanti, soprattutto se pensiamo al lavoro organizzativo necessario per rendere possibili queste esperienze.

Ma non vorrei che fossero soltanto i numeri a raccontare CamminAutismo.

Perché dietro ogni edizione ci sono mesi di preparazione, allenamenti, incontri, confronti e persone che dedicano volontariamente parte del proprio tempo.

Ci sono famiglie che scelgono di affidarsi a un progetto.

Ci sono ragazzi che affrontano esperienze nuove.

E ci sono volontari che, anno dopo anno, continuano a mettersi a disposizione.

Tutto questo non si costruisce in pochi giorni.

Richiede tempo, responsabilità e soprattutto la volontà di lavorare insieme.

Dal Cammino di Santiago al Cammino del Cuore

Nel 2025 abbiamo deciso di portare questa esperienza anche sul nostro territorio.

È nato così il Cammino del Cuore.

Un percorso di circa 124 chilometri, da Vercelli a Torino, che ha coinvolto una cinquantina di partecipanti.

Un’altra esperienza, con luoghi e caratteristiche differenti, ma con la stessa attenzione alle persone e alle relazioni.

Perché, con il passare degli anni, abbiamo compreso che il valore del progetto non dipende soltanto dalla destinazione.

Santiago è certamente un luogo speciale.

Ma quello che cerchiamo di costruire può trovare spazio anche molto più vicino a casa.

L’importante è creare occasioni nelle quali le persone possano incontrarsi, condividere esperienze e sentirsi parte di qualcosa.

Dall’inclusione all’appartenenza

Negli ultimi anni ho riflettuto molto su una parola: inclusione.

È un termine che utilizziamo frequentemente quando parliamo di autismo e disabilità.

Ma credo che dovremmo iniziare a parlare sempre di più anche di appartenenza.

Perché essere presenti in un gruppo non significa necessariamente sentirsi parte di quel gruppo.

Si può partecipare a un’attività senza riuscire a costruire relazioni significative.

Si può essere fisicamente insieme agli altri e sentirsi comunque distanti.

L’appartenenza richiede qualcosa di più.

Richiede tempo, conoscenza reciproca, rispetto delle differenze e la possibilità di contribuire alla vita del gruppo.

Durante i nostri cammini cerchiamo di costruire proprio questo.

Non sempre è semplice.

Le difficoltà esistono e non avrebbe senso nasconderle.

Ma credo che uno degli aspetti più importanti del progetto sia proprio la possibilità di affrontarle insieme, senza pretendere che tutti debbano comportarsi nello stesso modo.

Ognuno con il proprio passo.

Ognuno con le proprie caratteristiche.

Ognuno con il supporto di cui ha bisogno.

Una storia fatta di volontariato

CamminAutismo è anche una parte importante del mio impegno nel volontariato.

Un impegno che porto avanti mettendo a disposizione tempo, energie e competenze, accanto alla mia attività professionale.

Ma soprattutto è un progetto che negli anni è cresciuto grazie alla disponibilità di tante persone.

Volontari, famiglie, accompagnatori, professionisti, associazioni e realtà che hanno scelto di condividere questa esperienza.

Persone che spesso lavorano lontano dai riflettori, occupandosi di aspetti organizzativi, logistici ed educativi indispensabili per la riuscita delle attività.

Credo sia importante ricordarlo.

Perché un progetto come questo non può esistere grazie al lavoro di una sola persona.

Ha bisogno di una comunità che lo sostenga, che partecipi e che continui a credere nel suo valore.

Perché iniziare a scrivere un blog?

Dopo tutti questi anni abbiamo raccolto fotografie, video, racconti e ricordi.

Ma ci sono anche tante riflessioni che meritano di trovare uno spazio.

Esperienze che possono essere condivise con le famiglie, con altri professionisti, con i volontari e con chiunque desideri conoscere meglio il nostro lavoro.

Questo blog nasce con questa intenzione.

Non vogliamo raccontare soltanto dove siamo stati o quanti chilometri abbiamo percorso.

Vorremmo condividere ciò che abbiamo imparato, le difficoltà che abbiamo incontrato e le domande che continuano ad accompagnarci.

Parleremo di autismo, autonomie, adolescenza, educazione, relazioni e volontariato.

E naturalmente continueremo a parlare di cammini.

Senza la pretesa di avere tutte le risposte.

Perché, dopo tanti anni, credo che una delle cose più importanti sia proprio continuare a imparare.

La mia storia con Santiago è iniziata nel 2015.

Quella delle edizioni di CamminAutismo nel 2022.

Da allora abbiamo percorso tanti chilometri, incontrato tante persone e costruito esperienze che continuano a farci riflettere.

E abbiamo ancora molta strada davanti.

Perché il cammino non è soltanto quello che percorriamo con i piedi. È anche quello che riusciamo a costruire insieme, giorno dopo giorno.

Graziano Lomagistro
Ideatore e coordinatore volontario di CamminAutismo

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